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LA MACCHINA COMUNALE2018-09-12T12:42:11+02:00

Ma quant’è grande la macchina comunale?

Tra le prime 70 aziende italiane

Quanto è ‘grande’ il Comune di Torino? Non come superficie o abitanti, ma come bilancio, entrate e uscite, spese, dipendenti. Se fosse un’impresa (e se il bilancio di un Comune fosse confrontabile con quello di una azienda) come si posizionerebbe per dimensione in termini di fatturato o numero di dipendenti (due classiche e forse banali misure di dimensione)?
Il totale delle entrate del Comune è, almeno come ordine di grandezza, pari a 2miliardi (109) di euro. Analogamente per l’ammontare complessivo delle ‘spese’. È evidente che entrate e fatturato non sono la stessa cosa, ma le imprese che in Italia hanno un fatturato superiore ai due miliardi di euro sono veramente poche, poco più di 70 in tutta Italia (cfr. Mediobanca, Le principali società italiane, 2015). Bisognerebbe distinguere tra imprese e gruppi, la classifica di Mediobanca riguarda i gruppi, ma anche il comune di Torino ha importanti partecipazioni (dirette ed indirette) in altrettanto importanti società (es. IREN, che con oltre 2.5miliardi di fatturato è 51esima nella classifica di Mediobanca).

Pochi addii in Comune

Anche gli oltre 10.000 dipendenti del Comune lo pongono molto in alto in un’ipotetica classifica (intorno alla 30esima posizione). Non è forse più tanto di moda lavorare per un Comune, ma Prada e il Comune di Torino hanno quasi lo stesso numero di dipendenti (11.962 contro 10.379). O senza volare tanto alto, come Alenia Aermacchi (10.897). In altre parole però, la gestione del personale del comune di Torino non sembra, almeno come dimensione, tanto diversa da una grande società industriale, anche se il turn over del settore pubblico è probabilmente molto inferiore a quello del privato, tant’è che “Il fabbisogno di personale subirà nelle previsioni, …, una riduzione alla luce delle cessazioni stimate in circa 250 unità annue e a fronte delle assunzioni che, complessivamente nel triennio considerato, si attesteranno in 76 unità anche nel rispetto dei vincoli disposti per le assunzioni di personale” (Città di Torino, Bilancio di previsione 2015, pag. 26). Come curiosità, 250 cessazioni all’anno sono veramente poche su 10.000 addetti: 250*40=10.000, cioè, a flussi costanti e composizione uniforme, in pensione con 40 anni di servizio. I dipendenti del comune sono probabilmente giovani e poco propensi a cambiare lavoro. Le imprese private con più di 1000 dipendenti registrano tassi di associazione (assunzioni) e separazione (dimissioni, licenziamenti) nell’ordine del 10%; una impresa con 10.000 dipendenti ne dovrebbe assumere ogni anno circa 1000 per mantenere costante l’occupazione (se veda la letteratura in materia, per dati non molto recenti per esempio Contini B. a cura di, 2002, Osservatorio sulla mobilità del lavoro in Italia, Il Mulino, pag. 195).

Più di uno su quaranta torinesi lavora in Comune

Le forze lavoro residenti a Torino sono circa 400.000 (560.000 residenti di età compresa tra i 15 e i 64 per il tasso di attività provinciale, paria 70.6%). Più di uno su 40 lavora in Comune (senza pendolari, ma è tanto per dare una idea del peso del Comune). Nel settore pubblico è da includere anche la Regione, la Provincia (prima della loro abolizione), buona parte della sanità, della scuola, delle forze dell’ordine e fino a qualche anno fa anche dei trasporti pubblici, le poste, le ferrovie e altro ancora. Il peso del settore pubblico in senso lato sull’occupazione è decisamente importante. Stupisce forse che molti vedano nel settore pubblico e nel posto fisso un sogno irrealizzabile o comunque un modo di vivere (o sopravvivere) da non disdegnare? Non occorre essere né Diamanti, né DeRita, né Zalone per pensarlo….
La spesa destinata alle retribuzioni del personale a tempo indeterminato prevista per l’esercizio 2015 in euro 387.387.006” (Città di Torino, Bilancio di previsione 2015, pag. 26), cifra consistente e che contribuisce in buona parte alla ‘rigidità’ del bilancio comunale. Il vincolo alla limitazione delle spese di personale è rispettato e l’importo diminuisce negli anni. Che sia, per definizione, una buona notizia è probabilmente discutibile.

Il debito costa più di 215 milioni all’anno

A inizio 2015 il debito residuo ammonta a € 3.106.857.883,41, per oltre metà in mano al sistema bancario e per quasi la metà a tasso variabile. Il costo del debito è superiore ai 215milioni all’anno (circa 90 di interessi e 125 di quota capitale) e destinato a rimanere quasi costante per almeno i prossimi 10 anni. Nel 2014 il costo dell’indebitamento è stato pari al 3%, e si tenga conto che il tasso ufficiale di sconto a fine 2014 era 0.05% (cfr. Città di Torino, Relazione sulla performance, 2014).

 

La galassia delle controllate e collegate

Gli interessi (e il bilancio) del Comune sono molto più ampi, se si considerano le società controllate e collegate che includono Iren (Iren, come gruppo, è quotato in borsa e ha registrato un fatturato, nel 2014, di 2.6miliardi di euro e 4.524 dipendenti), Smat, Gtt, ecc.

 

 

Società-ed-enti-controllati-e-collegati

Fig. : Società ed enti controllati e collegati. (Fonte Relazione sulla performance)